Estate
Cari lettori (sempre che ce ne siano),
è arrivata l’estate. L’ho attesta talmente tanto che non mi sembra ancora vero. La settimana scorsa ho finito il mio primo anno al liceo classico e quindi mi pare giusto riaprire il mio blog. Sapete… come ogni estate, non so mai dove andrò a finire con lo scrivere. Voglio tanto ricominciare a scrivere il mio romanzo fantasy, ma mi sembra qualcosa di così grande, vasto e misterioso, che mi incute. Probabilmente ho creato una trama così imponente che non so più come svilupparla e sono ad un punto fermo. Ebbene sì, sono finito dentro ad un lungo e buio ‘blocco dello scrittore’ che dura più o meno dall’autunno. Ho cercato di evitare di riprendere a scrivere nascondendomi dietro lo studio e la scuola, ma ora che è estate devo assolutamente riprendere il romanzo e finirlo una volta per tutte.
Ho perso forse l’ispirazione? Non lo so, sta di fatto che ho bisogno di leggere nuove poesie e ritrovare l’emozione palpitante che mi stringeva il cuore nel farlo. Forse non è neanche una cattiva idea rileggere i libri che ho tanto amato, come Jane Eyre o Cime Tempestose. Si può partire da lì per ritrovare il fascino della vita attraverso la poesia e la scrittura.
Da questo momento in poi, quindi, inizia la mia estate, e credo di avere già trovato la mia fonte d’ispirazione… Dunque ora mi potrò sedere alla sera di fronte al crepuscolo e ammirare l’amore di Dio che mi circonda e mi infonde altrettanto amore per la vita. Ed è anche l’ora di continuare una storia iniziata e pubblicata ma interrotta…
Denis
LA MODA
Il mio blog, naturalmente, celebra l’arte e la forza creativa dell’uomo, in particolar modo all’interno dell’ambito letterario e poetico. Tuttavia, discutendo a proposito di ARTE (intesa non soltanto come arte figurativa, bensì come un’unica e grande potenza creativa che si afferma in ogni campo) è impossibile non citare la MODA.
Certo, la MODA è ARTE e l’arte stessa è moda. Naturalmente, agli occhi di un normale individuo potrebbe parere superficiale e, in un certo senso, frivola… Nonostante ciò, ho imparato a concepirla diversamente dopo aver visto (su YouTube, eh…non fraintendetemi!) la sfilata a Parigi dello stilista scomparso precocemente soltanto 7 mesi fa: Alexander McQueen. Si trattava della collezione primavera 2010… Ne rimasi colpito profondamente. Con un sottofondo che richiamava i suoni del mondo notturno e primitivo, la collezione si ispirava alla natura nelle sue forme più affascinanti, primordiali e… selvagge.
Ecco qui, infatti, un abito dai motivi, dalle forme e dai colori che ricordano quelli di una falena o di una farfalla (scusate la mia ignoranza in materia). Anche i capelli e il trucco, evidentemente, sono ispirati al mondo selvaggio e primitivo.
In realtà, a mio parere, non si tratta soltanto di un semplice abito, bensì di un prolungamento stesso del corpo della donna, di una parte della sua anima e della sua essenza più recondita. E’ qualcosa di molto più profondo, di segreto, misterioso e… ancora selvaggio.
Ed è proprio questa la moda. Ed è anche quello che ha fatto Alexander McQueen… Ha imprigionato e impresso i suoi sentimenti e le sue sensazioni su stoffe, colori, forme e… vestiti. Certo, tutto ciò potrà sembrare bizzarro e inusuale agli occhi di un comune individuo (mai vista una donna in giro vestita così), ma è proprio questa parte della moda che amo di più: la rarità, la preziosità. E’ come una piega che spicca in una stoffa piatta e monotona (la realtà). Una moda quasi estremizzata, unica nel suo genere!
Prendere quello che ognuno di noi ha nell’anima e… conferirgli la forma di un abito! Questa è la moda, e non è affatto frivola e superficiale! Ovviamente, esistono le tendenze e le correnti di massa… Quelle sì, probabilmente sono del tutto “stupide”, dal momento che azzerano la creatività e l’individualità della persona stessa. Tuttavia, ciò corrisponde soltanto al modo in cui gli individui si approcciano alla moda. La moda è come un regno, e le correnti di massa sono una tirannia che, naturalmente, ha i suoi lati positivi e negativi.
Far valere i propri ideali e i propri principi, mostrarli al mondo intero… c’è da aggiungere che anche questo è possibile attraverso la moda. Da giorni, infatti, si discute a proposito di uno stranissimo vestito di carne (vera o finta? Il fatto deve ancora essere chiarito) indossato dalla famosissima Lady Gaga agli VMA’s (Video Music Awards) 2010.
Che dire? Lady Gaga ha stupito ancora. Gaga ha dichiarato “Se non combattiamo per i nostri diritti e per quello in cui crediamo in un prossimo futuro non avremo più diritti di un pezzo di carne ed io non sono un semplice pezzo di carne”.
Tutto questo è Moda… ed è bello, speciale… E’ moda. Arte.
Un ritorno
E’ dura ritornare alla vecchia realtà, soprattutto dopo tanto tempo trascorso al mare, in un angolo fresco e ombroso. Tuttavia, il mio non era certamente un viaggio di sola partenza. Così, bisognava pur ritornare… ed ecco che sono trascorse già due settimane da quando sono riemerso dalla mia quiete troppo surreale per apparire vera e duratura. Eccomi qui. E la scuola? L’ho già iniziata. Nuovi compagni, nuovi professori, nuovi ambienti e, naturalmente, nuove materie. Sono solo nella mia classe, o meglio, non conosco nessuno. Al diavolo! Il muro della socializzazione è reso insormontabile dall’orgoglio e dalla forte presunzione. Forse, le esperienze estive sono ancora troppo forti e fresche in me per lasciare spazio a nuovi sentimenti aperti agli altri. Così, mentre ieri correvo sotto un sole cocente durante l’ora di ed. fisica, chiudevo gli occhi, e nella mia mente si dipingeva improvvisamente la lunga strada ombrosa su cui ero solito correre le mattine estive. Allora, dimenticavo di essere stanco e non sentivo più il mio intenso ansimare. Subito dopo, mi balenava nella mente la cara Madame Bovary di Flaubert e, di conseguenza, tutto ciò che apparteneva al mio mondo e che io, evidentemente, custodisco gelosamente. Dopodiché, ricordi su ricordi rifiorivano come germogli e io li assaporavo con rammarico.
I grigi giorni autunnali sono alle porte. In realtà, provo uno strano piacere nel figurarmi nella mente un bel paesaggio autunnale, magari un prato coperto e tempestato di foglie, sormontato da un cielo opaco e avvolto in un silenzio surreale… Purtroppo, non ho mai avuto questa idea riguardo all’autunno. In tutta la mia vita, non ho visto altro che questa città e questa strada che si intravede dalla mia finestra. Le stagioni, dietro ad essa, sono tutte uguali. Probabilmente, condurre la propria esistenza in un luogo ideale è soltanto un’illusione frutto dalla mente. E’ una grande sofferenza umana, o meglio… un dolore in quanto ciò che si cerca con ardore è soltanto un immagine. Sì, un prato coperto di foglie e il silenzio abissale… Tuttavia, sta proprio in questo “abissale” la causa del dolore, in quanto, appena poggiassi i piedi sul paesaggio o nel luogo immaginato, tutta quanto ci fosse di abissale sparirebbe e verrebbe spazzato via dalla consapevolezza umana di vivere una realtà o, semplicemente, di vivere. Tante volte sogno di essere in spiaggia e di avere un libro tra le mani… Tuttavia, appena accarezzo tale momento, la tenera felicità che mi anima non eguaglia quella evocata dall’immagine stessa del mare tempo fa. A tal proposito, dato che questo è un blog letterario, mi vengono in mente i crepuscolari… accomunati da da una perenne insoddisfazione che non si sfoga in ribellione ma cerca solamente tranquilli angoli del mondo e luoghi conosciuti dell’anima in cui rifugiarsi.
Mi sento anche io un po’ così.
« le cose tristi, la musica girovaga, i canti d’amore cantati dai vecchi nelle osterie, le preghiere delle suore, i mendicanti pittorescamente stracciati e malati, i convalescenti, gli autunni melanconici pieni di addii, le primavere nei collegi quasi timorose, le campagne magnetiche, le chiese dove piangono indifferentemente i ceri, le rose che si sfogliano su gli altarini nei canti delle vie deserte in cui cresce l’erba… » [Corrado Govoni]
Forse questo pezzo di una poesia di Gozzano è quello che meglio rappresenta quello che intendo esprimere rigurardo alla mia sensazione:
Socchiusi gli occhi, sto
supino nel trifoglio,
e vedo un quadrifoglio
che non raccoglierò [....]
Socchiudo gli occhi, estranio
ai casi della vita.
Sento fra le mie dita
la forma del mio cranio:
ma dunque, esisto! O strano!
vive fra il Tutto e il Niente
quella cosa vivente
detta guidogozzano!
Dunque, è proprio un ritorno. Si aprono le porte di un nuovo anno e io ho ancora tanto da fare, da scrivere, leggere e scoprire… E’ inutile, seppure dolce, vagheggiare per i giorni del passato. E come ogni ritorno, contiene sempre imprevedibili avvenimenti per i quali bisogna sempre sperare. Come le partenze, del resto.
Denis
PROLOGO – Gli antichi manufatti del mare
<< Dovremmo essere sul punto preciso >>> sentenziò il proprietario della piccola barca, passandosi la mano tra i capelli bianchi e aguzzando lo sguardo sotto gli occhiali. Poi, avvicinandosi ad un uomo in tuta da sub, soggiunse << Non dimenticatevi di riprendere con la videocamera, intesi? >>.
Scosso da un improvviso colpo di tosse, sputò in mare e farfugliò qualche parola incomprensibile con voce roca. L’altro uomo annuì e, sorridendo, affermò << Ti fa male fumare, Scott… >>.
Seccato, il vecchio si voltò e, afferrando una bombola d’ossigeno, esclamò << Sì, sì, certo! Intanto prendi questa >>.
Una donna, seduta più in là, si sistemò la tuta da immersione, prese una maschera subacquea e, sporgendosi nell’acqua, la immerse nel mare. Dopodiché la ritirò, si bagnò il viso e chiese << Quanto tempo abbiamo per l’immersione? >>.
Il vecchio si sedette e rispose bruscamente << Quaranta minuti, non di più >>.
Il sole era ormai alto e splendeva in un cielo chiaro e limpido. Quando i due furono pronti, s’immersero in mare con la videocamera, abbandonando il vecchio ai suoi crucci. Dopodiché, assaporarono immediatamente la piacevole sensazione di leggerezza che si prova nel galleggiare in acqua e si persero con lo sguardo nel blu che li circondava. Si guardarono di sfuggita e annuirono con il capo. Scesero sempre più giù, fino a scorgere il fondale marino, in cui si alternavano rocce e sabbia. La donna fece cenno all’uomo di accendere la videocamera e indicò un banco di pesci più in là. L’uomo si avvicinò ad una roccia e, riprendendo da vicino un anemone, una stella marina ed un pesce rosso che si nascondeva nella cavità del masso, allargò la visuale a tutto il paesaggio marino. La donna sorrise e agitò la mano in segno di saluto verso l’amico. Muovendo le pinne con grazia, la giovane nuotò verso un banco di pesci che si spostavano all’unisono e che d’un tratto si separarono disordinatamente. Di fronte a loro, si ergevano dei massi alti e spigolosi che correvano paralleli fra loro. La donna, incuriosita, si avvicinò e penetrò nella cavità fra le due rocce. Appena volse lo sguardo verso il fondale al di sotto di lei, sgranò gli occhi e sentì il cuore balzarle nel petto in un violento ed acceso impeto di stupore. Nuotò verso l’uomo con evidente agitazione e gli fece cenno di seguirla. Quando ritornarono in quel preciso punto, l’amico corrucciò la fronte, inarcò le sopracciglia e gettò un’occhiata dubbiosa alla giovane donna, che si abbandonò subito alla curiosità che l’animava. L’altro risalì precipitosamente in superficie e, spaventando il vecchio, esclamò << Dei vasi, o qualcosa di simile, qui sotto! >>.
Il vecchio si alzò di soprassalto e ribatté << Cosa? Quali vasi? >>.
<< Non so >> aggiunse l’uomo << Sembrano degli antichi manufatti >>.
<< Dov’è Angie? >>.
<< E’ rimasta sott’acqua >> sbuffò << Non è riuscita a vincere la sua curiosità >>.
<< Hai ripreso con la videocamera? >> tuonò il vecchio.
<< Sì, sì… Che cosa facciamo adesso? >>.
L’uomo alzò lo sguardo verso l’orizzonte e, dopo qualche iniziale esitazione, affermò << Senza dubbio, dovete finire ciò che avete iniziato >>:
L’altro si rimise la maschera, sogguardò il proprietario della barca e s’immerse. Il vecchio segnò la posizione dell’imbarcazione, scrisse qualche appunto su alcuni fogli e, socchiudendo gli occhi e assaporando la brezza che gli scompigliava i capelli, sospirò silenziosamente << Oh, l’oceano! Quale abisso insaziabile! Che abile assassino! Il cantastorie più enigmatico al mondo >>.
L’innomato amore
l’attimo della sorte sì afflitta
Ov’unico pensier stringevami il petto.
Oimé, perché nol feci? Perché l’invitta
moralità assalimmi e amore
Anco tenero oppresse vergogna?
S’il potessi ritrovar, spento colore
Non fia il cuore, giacché ‘l foco agogna
un splendore più vivo, e più vola
‘l tempo e certo è ch’io nol spenga!
O sguardo suo, che m’incrociò un sola
Volta! Non fia più ch’io nol trattenga!
O tristi dì, quando umane vestigia
Schivavo per non mostrar la tempesta!
Tristi ore, preso da illusione grigia
Per placar l’alma da smania funesta!
Mio amore, quanto da me sei lunge!
E ci riavvicinerem mai? Come
Poss’io saperlo se il fato Dio unge
di mister divin? Ahi amor senza nome!
Non sol fato, ma ‘l passato anche
Ha velato Iddio! Che pensasti quando
Il guardo mio incrociasti? Membra stanche
Furon le mie: attorno a te errando
Stettero, ma il tuo guardo fia profondo
Troppo e misterioso per penetrarvi,
Ch’or m’appago sol ch’infondo
Al cor mio tu angelici tratti parvi
Incidere. Che nom è ‘l tuo, infine,
Ch’io nol conosco e amarlo nol posso?
Perché l’amor mio sol linee divine
Tue rimembra e non l’alma che fé rosso
Lo spirto mio? E il blu lenzuol marino
E il ridente sol e la brezza aulente
Provaron gaudio dell’amor mio supino.
Ahi, la terra non soffrì col dolente!
O miserando me! Come travaglia
La tempesta! E pur sì imponente
Ella m’appare, perché come scaglia
brilla dispersa nel mare pungente?
Ché ’l solingo amor è senza nom.
La sera
Di conoscere il mondo mi pare.
Ieri sera, dopo aver passato un’intera giornata a scrivere, mi sono affacciato alla finestra e ho ammirato il momento della giornata che affascina tutti i poeti del passato. Basta pensare a Foscolo con “Alla sera”, a Leopardi o a Pascoli… la sera. Così, incantato da tale paesaggio, ho preso una penna e ho scritto di getto due versi, anche se, devo confessarlo, non amo la poesia ermetica.
Penso, infatti, che un lettore deve essere nelle condizioni d’animo adatte per compredere ed afferrare il significato poetico racchiuso in poche parole. E’ un illuminazione imprevedibile e sfuggente, che scuote l’essere umano e che, per pochi secondi, gli permette di vivere la poesia, di assaporarla del tutto, per poi lasciargli soltanto un lontano ricordo di quella sensazione. In effetti, sto ancora aspettando l’improvvisa illuminazione che mi apra gli occhi verso il “M’illumino d’immenso” di Ungaretti. Poche parole, un significato immenso…
Comunque, ritornando alla sera… Qual è il motivo per cui è così adorata dai poeti? Forse perché placa la tempesta del loro animo. E’ un momento in cui la passione umana non è talmente travolgen
te da impedire all’individuo stessa di esprimerla. E’ una figura molto affascinante, secondo me, quella di un uomo che, travolto dai sentimenti, non riesce a scrivere. Ed ecco che gli si presenta il momento adatto! La sera!
Una passione che di giorno soffoca, un amore violento, quando finisce (appunto alla sera della sua vita, della vita del sentimento) si placa e diventa un semplice ricordo. Un ricordo poetico, dolce e soffuso di quell’ispirazione che permette di esprimerlo attraverso le parole.
Riversare la propria passione nella poesia mentre, però, si è travolti da essa… è ancora più affascinante. Petrarca era innamorato quando scrisse “Solo e pensoso”. Annegava in un sentimento soffocante e in una dolce e opprimente solitudine. Ecco il sonetto:
Solo et pensoso i più diserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
et li occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l’arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché ne li atti d’allegrezza spenti
di fuor si legge com’ io dentro avampi.
Sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né si selvagge
cercar non so, ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co · llui.
Devo ammetterlo, questo è uno dei miei componimenti poetici preferiti. Petrarca è innamorato e, tuttavia, riesce a conferire un ordine alla sua passione! Domare la propria pena (cosa astratta, che sfiora il divino) e trascriverlo su un foglio di carta (cosa concreta)… Innalza questo componimento al di sopra di tutti gli altri, non credete? Mi chiedo dove abbia trovato una tale forza. Ritengo, infatti, che se non fosse stato in grado di avvicinarsi al mondo concreto, poiché troppo attaccato a quello astratto, e avesse quindi composto questa poesia più in là nel tempo, quando ormai il suo sentimento era soltanto un soffio di vento, essa sarebbe stata meno struggente e avrebbe avuto meno fascino rispetto a quella composta dal sentimento tormentoso-poetico.
Voi avete mai scritto qualche poesia sulla sera, ricordando eventi passati?
Mortal sospiro
I PASTORI – D’annunzio
Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua nafia
rimanga ne’ cuori esuli a conforto
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia.Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciaquìo, calpestìo, dolci rumori.
Ah perchè non son io co’ miei pastori?
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Cosa ne pensate di questa poesia del D’Annunzio? La prima volta che l’ho letta ero a scuola e sfogliavo il libro di letteratura. Così, sono capitato sulla pagina “I pastori”… L’ho letta e, devo ammettere, mi ha subito affascinato. E’ avvolta da un alone di silenzio e quiete, quasi monotonia sonnacchiosa, che ti assopisce e isola la mente dai problemi. E’ come un istante di ebbrezza e di beatitudine – leggerezza mentale. Uno stato surreale… In fondo è questa la capacità della poesia, no?
Premetto che predilisco Leopardi (le sue poesie sono veramente superbe), ma anche questo componimento è riuscito a catturarmi e… “assopirmi”, placare il mio animo frenetico che vive tra scuola/casa/studio.
In effetti, quel che preferisco di più in una poesia è la descrizione della natura: selvaggia, violenta, tempestosa, serena o arida. L’importante è che il poeta dipinga appunto un’ atmosfera simile a quella di questa poesia. La natura, infatti, è lo specchio dell’anima umana.
Una spiaggia calma, dall’aria sonancchiosa, un sole autunnale debole e fresco, che imbionda la lana delle pecore, la quale, a sua volta, sembra confondersi con la sabbia, il rumore delle onde, il belare e i dolci rumori… Non vi sembra, insomma, di essere lì? Tutto ciò è così realistico! Non mi servirebbe un quadro! Io sono il pittore, D’Annunzio è colui che mi ha offerto lo spunto per crearmi tale immagine in testa.
Allora, quali sono i vostri pareri? Ora vado, sono le 22:50!
Spero di avervi ispirato e “assopito”,
Denis Topalovic
AMORE STRUGGENTE
Solo le otto e mezza di sera e e fa un caldo terribile qui a Piacenza, la città in cui abito. Sapete cosa? Ho deciso di pubblicare qui un racconto – che ho scritto di lampo il 15/01/2010. Prima di tutto, però, cercherò un po’ di descrivermi, visto che nel primo post ho parlato solotanto di quel che farò all’interno del blog. Uhm… Allora.. sì, ho 14 anni, ho terminato gli esami e fra una quindicina di giorni vado in vacanza. Indovinate dove? In CROAZIA (Istria)!! In realtà ci vado ogni anno. Questa volta, però, sarà un’ottima occasione per scrivere e leggere al mare, che offre sempre un’atmosfera magica capace di ispirare chiunque (almeno questo succede a me). Sto scrivendo un libro fantasy ricco di mistero da circa un anno e mezzo e spero tanto tanto ti pubblicarlo l’anno prossimo. Questo blog, naturalmente, sarà il diario della mia esperienza! Mi piace molto anche “filosofare”… L’ho sempre fatto nella completa solitudine (la filosfia, secondo me, è solitudine), anche se sarebbe interessante filosofare e confrontarmi insieme ad altre persone. Uno dei temi che preferisco è Dio: nessuno, infatti, detiene la verità tra le proprie mani e nessuno può avere ragione o torto nel bel mezzo della discussione. Ah, a questo proposito, allora, creerò una sezione (poesia & discussioni) dove posterò i miei pensieri rigaurdo ad un determinato argomento. Beh, dai, vi lascio al breve racconto. Se vi aspettato il mistero del fantasy, dimenticatelo. Si tratta solo di sentimenti disordinati che esplodono attraverso le parole. Buona lettura
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Il barone Korinskij irruppe nell’abitazione del conte Kamenov. Spinse con forza il servitore che, con volto disfatto e perplesso, sogguardò malamente il giovane.
<< Lei non può, signor barone >> strillò spaurito << Il signor conte in questo momento è occupato con un caso molto grave. Signor barone… Signor barone! >>
Il barone Korinskij, con un grugnito selvaggio, fece irruzione nella sfarzosa sala da ricevimento. Si guardò intorno, digrignando i denti, corrugando la fronte. Borbottò qualcosa, con la bocca semi aperta. Accigliato e cupo, si volse verso il servitore e gridò << Jane! Dov’è Jane? >>.
Senza aspettare una risposta, irrigidì i muscoli del viso e si diresse verso la porta, camminando con passo sicuro e deciso. Era pallido in viso. Respirava con affanno. I suoi occhi lasciavano intravedere il tumulto e l’angoscia che tempestavano il suo animo irrequieto.
<< La signora sta male >> balbettò il servitore, spostandosi dalla soglia della porta << Signor barone! Non mi costringa a chiamare tutta la servitù! >>.
Korinskij parve non ascoltare. Il suo cuore pulsava, esplodeva come un vulcano. Gonfiava il petto, non riuscendo a trattenere quella burrasca che ribolliva all’interno di lui, e continuava a masticare parole incomprensibili, come se queste avessero potuto condurlo dalla sua Jane.
Salì sulle scale, correndo con inquietudine, facendo scricchiolare il legno sotto il peso del suo corpo e della sua angoscia.
<< Dio mio, Jane, Jane! >> sbraitava << Jane, che ti è successo, Jane! Quale malore, Jane! >>.
Il sudore gli colava sulla fronte, rigando quel viso disfatto e pallido. Il suo essere era un turbine di fuoco e di impeto. Tutto il suo animo avvampava. I suoi occhi ardevano di passione.
Giunse in un corridoio largo, illuminato da lampade ad olio che gettavamo ombre cupe su ogni oggetto. Le vaste vetrate delle finestre, adornate da tende di seta vermiglia, lasciavano intravedere una notte senza nuvole, calma, silenziosa, illuminata a sprazzi da una luna fresca e lucente. Il cielo era tempestato da stelle.
<< Dove sei, Jane? >> poi, con voce più rauca << Jane, Jane! >>.
Non ci fu un momento in cui la sua bocca non scandì con passione questa parola: “Jane”. Sembrava che in essa fosse contenuto tutto il senso della sua vita. L’unica cosa che riuscisse a placare in parte quello spirito struggente era il breve movimento che la lingua compieva nel pronunciare “Jane”. I denti si sfioravano, producendo un suono stridente e amaro, per poi staccarsi nuovamente. La lingua schioccava sulle gengive, articolando una “e” sfuggente e musicale. Poi s’attaccava ai denti dell’arcata superiore, dando vita ad una “n” breve ed impercettibile. Tutto terminava con un sospiro afflitto.
Il volto di un uomo sbucò da una porta. Era un uomo giovane, biondo, con un espressione severa impressa tra gli zigomi. Gettò un’occhiataccia all’imponente figura del barone Korinskij.
<< Cos’è tutta questa confusione? >> scandì con voce grave.
Poi, una volta ch’ebbe notato il barone, arrossì ed uscì dal suo studio con passo indugiante.
<< Barone Korinskij, non le avevo espressamente riferito che, finché tutto non si fosse sistemato, non le avrei permesso di vedere la signora Levonskaija? Vuole infangare, oltre al mio nome, anche il suo? Vuole che questo scandalo, per ora segreto, sia sulla bocca di tutti? Sia ragionevole… >>.
Il tono cadenzato e calmo del conte Kamenov fu schiacciato da quello impetuoso ed irruente di Korinskij << Bada bene, l’onore che tu pensi di avere è già infangato! Dov’è la tua umanità? In cosa consiste il tuo onore? Nel segregare in un palazzo la mia Jane per non lasciar trapelare lo scandalo? Esci dal tuo studio e guardati in giro, Kamenov! Tutta Pietroburgo e tutta Mosca parlano di questa indecenza che ha fatto così tanto scalpore! Ma io l’amo, l’amo, e andremo a vivere in Italia, in Germania, dovunque voglia! >>.
Il giovane conte era divenuto d’un tratto pallido. Abbassò lo sguardo e, con un fremito della bocca, balbettò qualche parola sconnessa.
Korinskij tremava dalla rabbia e dalla passione. Aveva le mani gelide, il viso imporporato di rosso dallo sforzo che gli comportava dare un ordine alle sue stesse parole. Scosse la testa, deglutì e fu scosso da un singhiozzo improvviso. Cominciò a correre con una sfrenata fretta.
<< Sì, la stanza dev’essere questa >> biascicò con sempre più ansia.
Afferrò la maniglia della porta. Non si apriva. Il suo animo fu scosso da un potente tremito. Di nuovo la sua bocca pronunciò quel nome. Il suo animo esplodeva, pulsava, palpitava sotto i colpi martellanti dell’amore. Iniziò a scuotere la maniglia, sbraitando come un selvaggio. D’improvviso udì qualche lamento. Si fermò, fissando con sguardo perso la porta.
<< Jane… >> articolò lentamente << Jane, Jane! >>.
Dopo questo breve istante d’immobilità, fu di nuovo sopraffatto dall’angoscia: la sua Jane era lì dentro. Sfondò la porta. Entrò. In quel momento, tutto quel che aveva visto e fatto nei suoi quarant’anni di vita non valse niente rispetto a quell’attimo. Si dimenticò di tutto. Quello era il vertice della sua stessa vita.
La sua vista s’annebbiò. Il suo animo era giunto all’estremo. La paura, la passione, l’amore, l’inquietudine, l’ansia, l’impeto, la forza, il dolore, la sofferenza, il tormento… tutto quello che aveva tempestato il suo cuore… tutto, in quell’istante, confluì in un bacio passionale, ardente, impetuoso, che scosse i loro petti come un’esplosione in una notte calma e fredda.
I due visi si sfregarono l’uno sull’altro, le loro lacrime si ricongiunsero, le loro labbra pallide e secche trovarono la pace eterna.
Poi quello sprazzo di luce che aveva illuminato con irruenza la vita di Korinskij s’indebolì sempre più, spegnendosi flebilmente. Il giovane volle rivolgere alla sua amata mille domande, ma Jane, adagiata supina sul letto, con la chioma di capelli neri sul cuscino, non smise di baciarlo. Poi adagiò la nuca sul cuscino, lasciando cadere il pallido braccio dal letto.
<< Jane, quanto sei pallida >> proferì lentamente Korinskij << Jane… Jane? >>.
La sua giovane amata aveva i muscoli del viso irrigiditi, gli occhi aperti, brillanti d’amore, la mano penzolante nel vuoto, la pelle vitrea, uno strano sorriso increspato su quelle labbra così bianche, il petto nudo, magro, fragile: era morta nella più beata delle morti.
Due giorni dopo il barone Korinskij trovò nel suo studio una lettera, ordinatamente posta fra le pagine di un libro, che, in una calligrafia femminile piuttosto disordinata, così recitava: “Mio amato Sergej, tu sai che sono una donna cristiana, e che con quest‘amore ho rotto i miei principi religiosi. Ma l’amore è stato troppo forte per essere contrastato. Oh… ma che sto dicendo? Contrastare quest’amore? Sergej mio, amore mio, Dio mi ha punita: mi vuole nel suo regno. E’ l’unica soluzione possibile: il conte Kamenov ha ragione nel dirmi che solo la morte può lavare la macchia di questo peccato! Non aspettarmi, mio Sergej: la mia anima sarà sempre accanto alla tua, perché la morte, contro di noi, è nulla!”.
Mi presento…
” Esprimi il tuo pensiero in modo conciso perché sia letto, in modo chiaro perché sia capito, in modo pittoresco perché sia ricordato e, soprattutto, in modo esatto perché i lettori siano guidati dalla sua luce ” (Joseph Pulitzer)
Per fortuna, non sono qui per guidare i popoli sotto la luce di ciò che scrivo. Grazie a Dio, non ho quest’enorme responsabilità! No… non ho assolutamente intenzione di scrivere in modo esatto, come sostiene l’ungherese Pulitzer. Secondo quale verità, poi? Quale esattezza? La scrittura è più un qualcosa d’ignoto, violento e, nello stesso tempo, sublime: prima di riversare le parole su carta, non si sa niente di ciò che si sta per scrivere o, perlomeno, il percorso ideato prende forme diverse nel tempo.
Prima di tutto, però, mi presento! Il mio nome è Denis Topalovic, ho 14 anni e l’anno prossimo inizierò il liceo classico… Che posso dire di me? Come avrete capito, le mie più grandi passioni sono scrivere e leggere. Finiti gli esami di terza media, potevo finalmente ritrovare l’ispirazione… Tuttavia, ora non mi basta più seguirla. Ho deciso di CONDIVIDERE ciò che scrivo anche con altri aspiranti scrittori o lettori accaniti. Sarebbe davvero interessante scoprire una fonte d’ispirazione ESTERNA, che non riguardi soltanto la natura o le nostre esperienze personali! Quel che intendo è… il nostro estro creativo può nascere ed essere guidato anche dal confronto con altri scrittori/lettori, non credete? Mostrare i propri ideali e diventare una fonte d’ispirazione per altre persone che, come me, vivono in questi due mondi, sarebbe bellissimo… Questo è il mio principale scopo. Confrontarsi riguardo a libri e letteratura, fondare un piccolo e semplice “circolo letterario”, un ritrovo/rifugio dove io stesso ho la possibilità di mostrare ciò che scrivo. Chissà, magari qualcuno potrebbe rimanerne affascinato! Che ne dite? Racconterò la mia futura e vicina esperienza personale nel campo dell’editoria italiana, recensirò libri, ci consiglieremo a vicenda e, soprattutto, posterò qui i miei racconti e stralci del libro fantasy che sto scrivendo. Inoltre, tutti gli aspiranti scrittori che sognano una futura pubblicazione potranno condividere con me i loro successi e le loro delusioni…
A questo proposito ho creato 3 categorie: letteratura e libri, poesia e scrittura. Non resta che scrivere per ampliare l’ANGOLO LETTERARIO in cui io riverso la mia ispirazione.
Allora… vi do il benvenuto nel loro “salotto letterario”!
Denis Topalovic





