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La sera

luglio 8, 2010

Il crepuscolo di sera mirare:

Di conoscere il mondo mi pare.

Ieri sera, dopo aver passato un’intera giornata a scrivere, mi sono affacciato alla finestra e ho ammirato il momento della giornata che affascina tutti i poeti del passato. Basta pensare a Foscolo con “Alla sera”, a Leopardi o a Pascoli… la sera. Così, incantato da tale paesaggio, ho preso una penna e ho scritto di getto due versi, anche se, devo confessarlo, non amo la poesia ermetica.

Penso, infatti, che un lettore deve essere nelle condizioni d’animo adatte per compredere ed afferrare il significato poetico racchiuso in poche parole. E’ un illuminazione imprevedibile e sfuggente, che scuote l’essere umano e che, per pochi secondi, gli permette di vivere la poesia, di assaporarla del tutto, per poi lasciargli soltanto un lontano ricordo di quella sensazione. In effetti, sto ancora aspettando l’improvvisa illuminazione che mi apra gli occhi verso il “M’illumino d’immenso” di Ungaretti. Poche parole, un significato immenso…

Comunque, ritornando alla sera… Qual è il motivo per cui è così adorata dai poeti? Forse perché placa la tempesta del loro animo. E’ un momento in cui la passione umana non è talmente travolgente da impedire all’individuo stessa di esprimerla. E’ una figura molto affascinante, secondo me, quella di un uomo che, travolto dai sentimenti, non riesce a scrivere. Ed ecco che gli si presenta il momento adatto! La sera!

Una passione che di giorno soffoca, un amore violento, quando finisce (appunto alla sera della sua vita, della vita del sentimento) si placa e diventa un semplice ricordo. Un ricordo poetico, dolce e soffuso di quell’ispirazione che permette di esprimerlo attraverso le parole.

Riversare la propria passione nella poesia mentre, però, si è travolti da essa… è ancora più affascinante. Petrarca era innamorato quando scrisse “Solo e pensoso”. Annegava in un sentimento soffocante e in una dolce e opprimente solitudine. Ecco il sonetto:

Solo et pensoso i più diserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
et li occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché ne li atti d’allegrezza spenti
di fuor si legge com’ io dentro avampi.

Sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né si selvagge
cercar non so, ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co · llui.

Devo ammetterlo, questo è uno dei miei componimenti poetici preferiti. Petrarca è innamorato e, tuttavia, riesce a conferire un ordine alla sua passione! Domare la propria pena (cosa astratta, che sfiora il divino) e trascriverlo su un foglio di carta (cosa concreta)… Innalza questo componimento al di sopra di tutti gli altri, non credete? Mi chiedo dove abbia trovato una tale forza. Ritengo, infatti, che se non fosse stato in grado di avvicinarsi al mondo concreto, poiché troppo attaccato a quello astratto, e avesse quindi composto questa poesia più in là nel tempo, quando ormai il suo sentimento era soltanto un soffio di vento, essa sarebbe stata meno struggente e avrebbe avuto meno fascino rispetto a quella composta dal sentimento tormentoso-poetico.

Voi avete mai scritto qualche poesia sulla sera, ricordando eventi passati?

Un Commento Lascia un →
  1. luglio 17, 2010 5:36 pm

    “Solo e pensoso” è una poesia bellissima, me ne sono innamorata a prima lettura, sfogliando un libro di letteratura alle superiori.
    La sera affascina moltissimo anche me, e in passato ho scritto molto su questo argomento.
    Non ricordo abbastanza da autocitarmi, però il concetto che avevo bene in mente è ancora fresco: mentre la luce non arriva ovunque, il buio sì. Il concetto è strano e non sono sicura di riuscire a spiegarlo a dovere… L’oscurità è una coltre che copre ogni cosa, fa assumere al mondo un aspetto diverso, apre la mente a pensieri che durante il giorno non ci concederemmo mai, ci rende malinconici, nostalgici… è come se la luce del giorno ci facesse sentire su un palcoscenico, illuminati da un riflettore molto potente. Come concentrarsi su se stessi con tutti gli occhi addosso? Come rilassarsi o lasciarsi andare ai ricordi mentre va in scena la vita? La notte, invece, è un sipario che cala sulla scena, e consente agli attori di togliersi il trucco e il costume ed essere se stessi, senza riflettori addosso.
    Tutto è più bello di notte, dalle città, che assumono un aspetto magico, alle persone, nei cui occhi si riflettono le luci e sul cui viso giocano le ombre. Amo moltissimo la notte.

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