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L’innomato amore

luglio 15, 2010
L’innomato amore
 
 
 
Ahi aspro rimorso di n’aver stretto

l’attimo della sorte sì afflitta

Ov’unico pensier stringevami il petto.

Oimé, perché nol feci? Perché l’invitta

moralità assalimmi e amore

Anco tenero oppresse vergogna?

S’il potessi ritrovar, spento colore

Non fia il cuore, giacché ‘l foco agogna

un splendore più vivo, e più vola

‘l tempo e certo è ch’io nol spenga!

O sguardo suo, che m’incrociò un sola

Volta! Non fia più ch’io nol trattenga!

O tristi dì, quando umane vestigia

Schivavo per non mostrar la tempesta!

Tristi ore, preso da illusione grigia

Per placar l’alma da smania funesta!

Mio amore, quanto da me sei lunge!

E ci riavvicinerem mai? Come

Poss’io saperlo se il fato Dio unge

di mister divin? Ahi amor senza nome!

Non sol fato, ma ‘l passato anche

Ha velato Iddio! Che pensasti quando

Il guardo mio incrociasti? Membra stanche

Furon le mie: attorno a te errando

Stettero, ma il tuo guardo fia profondo

Troppo e misterioso per penetrarvi,

Ch’or m’appago sol ch’infondo

Al cor mio tu angelici tratti parvi

Incidere. Che nom è ‘l tuo, infine,

Ch’io nol conosco e amarlo nol posso?

Perché l’amor mio sol linee divine

Tue rimembra e non l’alma che fé rosso

Lo spirto mio? E il blu lenzuol marino

E il ridente sol e la brezza aulente

Provaron gaudio dell’amor mio supino.

Ahi, la terra non soffrì col dolente!

O miserando me! Come travaglia

La tempesta! E pur sì imponente

Ella m’appare, perché come scaglia

brilla dispersa nel mare pungente?

Ché ’l solingo amor è senza nom.

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