L’innomato amore
l’attimo della sorte sì afflitta
Ov’unico pensier stringevami il petto.
Oimé, perché nol feci? Perché l’invitta
moralità assalimmi e amore
Anco tenero oppresse vergogna?
S’il potessi ritrovar, spento colore
Non fia il cuore, giacché ‘l foco agogna
un splendore più vivo, e più vola
‘l tempo e certo è ch’io nol spenga!
O sguardo suo, che m’incrociò un sola
Volta! Non fia più ch’io nol trattenga!
O tristi dì, quando umane vestigia
Schivavo per non mostrar la tempesta!
Tristi ore, preso da illusione grigia
Per placar l’alma da smania funesta!
Mio amore, quanto da me sei lunge!
E ci riavvicinerem mai? Come
Poss’io saperlo se il fato Dio unge
di mister divin? Ahi amor senza nome!
Non sol fato, ma ‘l passato anche
Ha velato Iddio! Che pensasti quando
Il guardo mio incrociasti? Membra stanche
Furon le mie: attorno a te errando
Stettero, ma il tuo guardo fia profondo
Troppo e misterioso per penetrarvi,
Ch’or m’appago sol ch’infondo
Al cor mio tu angelici tratti parvi
Incidere. Che nom è ‘l tuo, infine,
Ch’io nol conosco e amarlo nol posso?
Perché l’amor mio sol linee divine
Tue rimembra e non l’alma che fé rosso
Lo spirto mio? E il blu lenzuol marino
E il ridente sol e la brezza aulente
Provaron gaudio dell’amor mio supino.
Ahi, la terra non soffrì col dolente!
O miserando me! Come travaglia
La tempesta! E pur sì imponente
Ella m’appare, perché come scaglia
brilla dispersa nel mare pungente?
Ché ’l solingo amor è senza nom.
